Olanda - Spagna: le due nazionali a confronto

Olanda - Spagna

Sneijder contro Xavi, Robben contro Villa, Van Persie contro Torres, Van Bommel contro Iniesta: quella tra Spagna e Olanda è più di una semplice partita. Per molti è “la” partita, quella che può cambiare le sorti della propria carriera, che può dare un senso a tutti i sacrifici fatti negli anni trascorsi, che può consacrarti nell’Olimpo del calcio. Ma è anche la partita che può darti una delle delusioni peggiori che esistano, che può lasciarti l’amaro in bocca per mesi.

Spagna-Olanda è il confronto tra due intere nazioni, che sognano di poter alzare per la prima volta al cielo i circa 6 chili d’oro del trofeo mondiale. Due intere popolazioni in subbuglio, in attesa del calcio d’inizio: l’appuntamento è a Johannesburg, stasera alle ore 20.30.

I giochi sono fatti, e in attesa di assistere al confronto tra Olanda e Spagna, proviamo ad analizzare le due squadre, confrontando le loro statistiche, la tipologia di gioco e quant’altro potrà influire durante l’incontro in favore di una o dell’altra.

Dando uno sguardo alla casella delle partite vinte, entrambe le nazionali risultano essere due schiacciasassi: entrambe prime nei rispettivi gironi di qualificazione a punteggio pieno, entrambe prime nei gironi in Sudafrica. L’unica pecca nel curriculum delle “Furie Rosse” è il passo falso contro la Svizzera nella gara inaugurale del girone G, che fortunatamente per Villa e compagni non ha avuto alcuna conseguenza.

Gli olandesi conducono dunque per 4 a 3 nella classifica delle partite vinte. In vantaggio gli Orange anche per quanto riguarda i gol segnati (12 a 7) mentre gli iberici risultano essere meno perforati (2 gol presi contro i 5 olandesi). Spagnoli più pericolosi all’interno dell’area di rigore (5 gol segnati negli ultimi 11 metri, contro i 2 siglati da fuori), mentre gli arancioni sono andati a segno 7 volte da fuori area.

A livello tattico, troviamo due nazionali che schierano moduli in certi casi profondamente diversi, ma in altri molto simili. Per l’Olanda, Van Marwijk ha deciso di utilizzare un 4-2-3-1, con Van Bommel in cabina di regia affiancato da De Zeeuw o De Jong, una linea di trequartisti composta da Sneijder, Robben e Kuyt, con Van Persie unica punta, che spesso si alterna con Kuyt nel ruolo di centravanti.

Per quanto riguarda la Spagna, invece, mister Del Bosque ha mischiato diverse volte le carte in tavola, schierando spesso un 4-4-2, con Xavi e Iniesta larghi sulle fasce (Portogallo) o un rombo con Busquets vertice basso, Xabi Alonso e Xavi mediani e Iniesta o Fabregas dietro le punte (Paraguay, Honduras, Cile), mentre in altre situazioni si è potuto notare un 4-2-3-1, con Villa unica punta, e diversi centrocampisti pronti agli inserimenti, come contro la Germania o la Svizzera.

Guardando le statistiche, emerge un dato chiarissimo in favore della Spagna: palla a terra, non ce n’è per nessuno. Il gioco delle Furie Rosse ricorda molto da vicino il “tic-tac” tipico del Barcellona, con un possesso palla prolungato, tocchi corti e continui, ed una circolazione di palla che strema l’avversario, sempre alla ricerca del pallone ma mai capace di prenderlo.

I passaggi totali effettuati dagli iberici sono ben 4206, e circa l’80% di questi sono andati a buon fine. Il merito è del centrocampo composto da ottimi palleggiatori quali Xavi, Iniesta, Busquets e Fabregas, ma anche degli inserimenti dalle retrovie di Ramos e Capdevilla. Proprio grazie a questi due la Spagna è in grado di aprire le allargare le difese avversarie: una volta che sono saliti i terzini, i centrocampisti hanno sia la possibilità di servirli, mandandoli al cross, o di sfruttare i varchi creatisi tra le maglie dei difensori avversari per lanciare in profondità Villa e Torres.

Il gioco dell’Olanda, invece, è completamente diverso: per certi versi, ricorda il “calcio totale” nato proprio nel paese dei tulipani negli anni ‘70, e che aveva negli Orange i migliori interpreti al mondo. Un gioco basato sulla rapidità, sulla corsa, sul dinamismo: pochi tocchi, necessari a concedere ai compagni il tempo necessario all’inserimento. Con due ali come Robben e Kuyt, ed i pieti fatati di Wesley Sneijder, non poteva essere altrimenti per la nazionale guidata da Van Marwijk.

Dando uno sguardo alla classifica marcatori, appare subito chiaro che entrambe le squadre dipendono da due loro fuoriclasse: sia David Villa che Wesley Sneijder sono appaiati in cima alla classifica dei bomber con 5 reti ciascuno. Se però l’Olanda è riuscita a mettere a segno altre 7 reti, altrettanto non è riuscita a fare la Spagna, con sole altre 2 reti all’attivo, siglate da Iniesta e Puyol.

Reti decisive, certo, come quella del difensore del Barcellona che ha permesso ai rossi di Spagna di approdare in finale, ma il solo Villa potrebbe non bastare. L’astinenza degli spagnoli, eccezion fatta per Villa, è probabilmente una diretta conseguenza del periodo di forma non eccelsa di Fernando Torres, tornato dopo un lungo infortunio e ancora incapace di esprimersi sui suoi livelli: in diverse occasioni il Niño ha divorato occasioni che in altre circostanze avrebbe spedito facilmente alle spalle del portiere, e Del Bosque ha spesso bocciato l’attaccante del Liverpool, partito in alcune occasioni dalla panchina o sostituito a partita in corso.

Un altro dato significativo è dato dalla provenienza in termini di club dei calciatori che compongono le due rose: gli olandesi presentano solo 9 giocatori che militano nella Eredivisie, mentre, eccezion fatta per Fabregas, Torres e Reina, l’intera rosa spagnola appartiene a club iberici, prevalentemente Barcellona e Real Madrid.

Per quanto riguarda l’età, gli olandesi presentano solo 4 giocatori al di sotto dei 25 anni, e l’intera rosa ha un’età media di circa 29 anni. Gli spagnoli hanno invece un’età media di circa 2 anni inferiore, e presentano ben 11 elementi nati dal 1985 in poi. Diversi tra questi, poi, fanno parte dell’ossatura della squadra titolare, come ad esempio Pique, Ramos o Busquets, mentre altri sono dei panchinari di lusso, come Fabregas, Albiol, Pedro o Silva.

Stessa generazione per i due tecnici: da un lato, Vicente Del Bosque, classe 1950; dall’altro, Bert van Marwijk, classe 1953. Nonostante la stessa età, però, i palmarès dei due non sono affatto paragonabili. Del Bosque può infatti vantare al suo attivo due campionati, una coppa di Spagna, due Champions League, una coppa Intercontinentale ed una Supercoppa Europea, trofei conquistati sulla panchina del Real Madrid, unico club allenato nella sua carriera. Van Marwijk non ha mai avuto l’occasione di allenare squadre del blasone del Real, ma ha comunque vinto una coppa d’Olanda ed una coppa Uefa con il Feyenoord.

Le trame di gioco che ci si aspetta da questa finale sono ben note: da un lato, il possesso palla asfissiante degli spagnoli, con un maestro del palleggio come Xavi pronto ad accendere la lampadina per far inserire i compagni negli spazi; dall’altro, invece, il calcio più pragmatico degli Orange, con la velocità di Kuyt e Robben che creerà non pochi problemi alla retrovia spagnola, ispirati dal genio di Sneijder.

Il tutto, per una serata che resterà impressa nella storia di uno dei due Paesi: chi sarà non importa, ma siamo sicuri che saranno 90 minuti di vero calcio.

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