Cosa ha rappresentato il Mondiale per la popolazione sudafricana

Sudafricani in festa

Disoccupazione al 25%, speranza di vita di 54 anni, 16% della popolazione malata di HIV e tasso di analfabetismo da record: per un mese intero, gli occhi di tutto il mondo sono stati puntati verso il Sudafrica. Una nazione profondamente divisa tra chi vive ogni giorno la propria vita tranquilla, senza problemi economici, e chi invece vive in condizioni disagiate, lottando per un pezzo di pane o per non morire di malattie.

Eppure, per un mese, tutto ciò è passato in secondo piano: l’attenzione di tutti era rivolta al calcio, a quei mondiali che per la prima volta sono sbarcati in Africa e che possono rappresentare il punto di svolta di un intero continente.

Se per la quasi totalità degli spettatori che hanno assistito alle partite del mondiale dal vivo questo campionato del mondo ha significato divertimento, gioia, allegria, per la popolazione sudafricana aveva un solo significato: speranza. La speranza di un futuro migliore, di una ripresa economica che parta proprio dai Mondiali di Calcio e che permetta a coloro che vivono in condizioni disumane di poter riottenere quanto di diritto spetta ad ogni cittadino.

I bambini sudafricani che hanno avuto la fortuna - almeno questa, nella loro vita - di assistere ai campionati del mondo forse potranno consolarsi avendo per sempre negli occhi le immagini dei più forti calciatori del pianeta. E tra un dribbling e l’altro, con un pallone fatto di stracci o giornali, a piedi scalzi, calpestando qualunque cosa sulla strada che è diventata un campo da calcio, magari sognano di essere Messi, Villa o Sneijder.

Di solito, chi vive nel Paese ospitante cerca a tutti i costi di accaparrarsi i biglietti per assistere alle partite: in Sudafrica, invece, è già tanto aver visto le partite dei “Bafana Bafana” in TV, magari su schermi in bianco e nero, che di tanto in tanto necessitano di una messa a punto per offrire un’immagine quanto meno accettabile.

Una situazione molto complicata quella sudafricana. Eppure, tutto è andato per il meglio, merito anche di un’organizzazione che non ha avuto nulla da invidiare ai Paesi più industrializzati del mondo. Il servizio di sicurezza è stato eccellente, e ha garantito che all’interno dello stadio non accadesse nulla di particolare.

Fuori lo stadio, invece, sono stati gli stessi stewart a creare alcuni disagi, con le proteste nei confronti degli organizzatori, dato che, come al solito, c’è stato chi ha provato a fare il furbo, promettendo una paga giornaliera di 550 rand - circa 55 euro - garantendone invece solo 200, a fronte di giornate di lavoro lunghe anche 15 ore, in condizioni climatiche non certamente agevoli.

Per il governo sudafricano, però, era necessario fornire un’immagine quanto meno dignitosa, che permettesse alle nazioni ospiti di apprezzare il Sudafrica. E per ottenerlo, sono stati disposti a tutto, anche a sfrattare migliaia di persone da Città del Capo, a cacciare i venditori ambulanti che da anni occupavano quel suolo e che ora hanno dovuto cercare altrove un luogo dove poter lavorare. Ma il business è anche questo.

Ma adesso è tutto finito: i riflettori del mondo intero si sono spenti, i turisti ormai sono già andati via o sono prossimi a farlo e in Sudafrica tutto tornerà alla normalità: una normalità che, purtroppo, non è assolutamente felice.

Inserisci il tuo commento

Aumenta l'altezza della textarea Riduci l'altezza della textarea