Rafael Benitez: il punto sul nuovo allenatore dell’Inter

Rafael Benitez

Raggiungere obiettivi importanti è molto difficile nel calcio. Ma forse lo è di più farlo dopo che sono già stati raggiunti da un’altra persona con la stessa società. È questo il caso di Rafael Benitez: il tecnico spagnolo, recentemente ingaggiato da Massimo Moratti per guidare la sua Inter, è pronto a raccogliere l’eredità lasciatagli da Josè Mourinho, che di fatto consta di 2 scudetti in altrettanti anni, una Supercoppa Italiana, una Coppa Italia e soprattutto una Champions League. Quella Champions League attesa per 45 anni dai nerazzurri, e finalmente conquistata grazie al vate di Setubal.

Rafael Benitez è però ben altra persona rispetto al portoghese: pacato e per certi tratti timido, come del resto apparso anche durante la prima conferenza stampa da allenatore dell’Inter, non è assolutamente paragonabile a livello mediatico al suo predecessore. Ma se c’è una cosa che li accomuna, questa è l’incredibile passione che hanno per il loro lavoro, svolto in maniera esemplare e puntigliosa.

Nato in quel di Madrid il 16 aprile 1960, Benitez è noto per la dedizione al suo mestiere di allenatore. Celebri sono infatti le sue spiegazioni tattiche anche nei momenti più impensabili, come il viaggio in pullman per raggiungere l’aeroporto prima di una trasferta, o l’uscita dal campo al termine di un allenamento.

Già, l’aspetto tattico: Benitez è un maestro di calcio, uno che prima di mandare in campo l’11 titolare, decide bene come affrontare la partita, che impostazione dare alla squadra, in che modo difendersi e in che modo attaccare, senza tralasciare il minimo particolare. La differenza, come si sa, la fanno anche i dettagli.

Votato a un calcio rapido e dispendioso di energie, è solito schierare un 4-4-2 che all’occorrenza diventa 4-4-1-1 o anche 4-2-3-1. Quest’ultimo modulo è quello che probabilmente adotterà all’Inter, seguendo la scia di Josè Mourinho, che con tale schieramento è riuscito a raggiungere la vetta d’Europa con la squadra nerazzurra.

Difesa solida, rocciosa, impenetrabile, e ripartenza veloce, con tocchi di prima e inserimenti da dietro, soprattutto sulle fasce: grazie a un pressing che inizia dalla propria metà campo, le squadre di Benitez generalmente riescono a essere molto difficili da penetrare, e allo stesso tempo producono un gioco piacevole a vedersi. Molto spesso i suoi centrali fanno uso di marcature a uomo, seguendo gli attaccanti avversari nei loro movimenti.

Fondamentale per il gioco di Benitez è il ruolo di regista di centrocampo: se il suo Liverpool è riuscito a ottenere importanti risultati in campo europeo, il merito è anche di Xabi Alonso, vero mastino del centrocampo e in grado di dettare i tempi come pochi altri. Al suo primo anno lontano da Liverpool, la squadra di Benitez ha faticato a ingranare, con risultati disastrosi in campionato, un po’ meno in Europa, dove ha raggiunto la semifinale di Europa League, dopo l’eliminazione ai gironi di Champions League a opera di Fiorentina e Lione.

Accanto al regista di centrocampo, in genere, Benitez vuole sempre un uomo in grado di sradicare palloni agli avversari per poter ripartire velocemente: se nei Reds tale ruolo spettava a Mascherano, possibile che ora questa carica venga affidata a Esteban Cambiasso, pedina inamovibile dello scacchiere dell’Inter. Voci di mercato vogliono che il tecnico spagnolo stia cercando di portare con sé il capitano dell’Argentina, ma per ora si tratta solo di voci, come confermato anche dal presidente Moratti.

La fase offensiva, come detto, è basata su ripartenze veloci: molto spesso partono verticalizzazioni sia dalla difesa che dal centrocampo, con uno o due giocatori che vanno in direzione della palla, per poterla intercettare e appoggiarla subito al compagno vicino, e altri invece che vanno ad attaccare gli spazi. Gli inserimenti avvengono solitamente anche dalle retrovie, e Benitez non troverà difficoltà in tal senso, avendo a disposizione uno terzino come Maicon. Benitez a Liverpool ha schierato spesso un solo centravanti di peso, lo spagnolo Fernando Torres, con altri giocatori offensivi che si proponevano per ricevere palla, come Kuyt, Babel o Gerrard.

Il palmarès di Rafael Benitez è ricco di trofei importanti: dopo due promozioni dalla serie B spagnola alla Liga, è passato al Valencia, dove in 3 anni è riuscito a conquistare per 2 volte lo scudetto e ha portato in Spagna anche una Coppa UEFA. In seguito, il passaggio al Liverpool: il primo anno è subito col botto, con la vittoria della Champions League, a discapito del Milan di Ancelotti. L’anno successivo conquista la Supercoppa Europea e la Coppa d’Inghilterra, per poi portare a casa anche una Supercoppa d’Inghilterra nel 2006/2007.

Da allora, per dirla alla Mourinho, sono arrivati “zeru tituli”, anche se il suo Liverpool ha dimostrato sempre di essere una squadra ben messa in campo e in grado di affrontare ogni sfida: a testimonianza di ciò, basta considerare l’andamento dei Reds in Champions League, che, eccezion fatta per l’edizione 2009/2010, ha sempre visto la squadra di Liverpool raggiungere le fasi finali della competizione, arrivando diverse volte anche in finale o in semifinale. Per quanto riguarda il campionato, invece, Benitez non è mai riuscito a vincere la Premier League, competizione nella quale il Liverpool ha diverse volte stentato.

Dopo i diversi sondaggi per tecnici giovani come Mihajlovic e Guardiola, Moratti ha deciso dunque di tutelarsi, andando a scegliere uno degli allenatori tatticamente più preparati d’Europa, e con la giusta esperienza alle spalle. Non sarà facile per Rafael Benitez lavorare con la squadra nerazzurra: l’eredità lasciatagli da Mourinho è un fardello molto pesante, e i tifosi hanno ancora negli occhi la notte di Madrid. Da lui ci si aspetta tanto, e la speranza di molti è quella che non tradisca le aspettative.

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