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La cultura del gioco, dei siti di casino e la sua corretta informazione e formazione dovrebbero essere i tre cardini sui quali si dovrebbe basare la prossima riforma del gioco pubblico. Sino a quando la “mentalità” di tanti e l’ipocrisia verranno cavalcate a dispregio dei risultati ottenuti dagli addetti ai lavori, non ci potrà essere un “futuro radioso” per il mondo del gioco pubblico. Purtroppo, i risultati che si sono ottenuti con questi due sentimenti serpeggianti intorno a questo settore, hanno portato agli odierni risultati e non si può certo dire che siano risultati soddisfacenti o che portino qualcosa di concreto per lo sviluppo di questo innovativo ed avveniristico settore.
Chi scrive lo sottolinea da tempo, e chi ancora ci legge lo sa perfettamente: il mondo ludico ha portato al territorio l’impiego di tante risorse, una sorta di “ventata di novità nelle professioni” che sino a qualche tempo addietro non si poteva pensare potessero esistere, contributi al risanamento di opere architettoniche, introiti infiniti per il nostro caro e sempre “in rosso” Erario, studi e progettazioni di prodotti e di “concetti” riconosciuti anche all’estero: questo è il gioco pubblico e questo è sommariamente ciò che è riuscito a fare nonostante sia stato “ostaggio” della politica e pure dello stesso Stato.
Quindi: perché trattarlo come un nemico invece che “sfruttare” ciò che di buono ha fatto? Perché non fare conoscere gli interventi che le grosse compagnie di gioco hanno fatto per il territorio? Perchè non informare quanto le stesse imprese del gioco stanno facendo per rendere quello lecito sempre più invitante in modo da combattere, alla base, il gioco illecito? Questo non è proprio dato di sapere e questa è proprio la parte triste del nostro italico pensiero che, quando ti “appiccica una etichetta addosso” ha grossi problemi a “toglierla” e ad ammettere, di conseguenza di aver commesso qualche errore.
La cultura del gioco e dei casino online è un intervento primario che dovrebbe essere messo in campo, perché se non ci si riesce a rapportare con questo mondo, certamente può capitare di esserne travolti con tutte le conseguenze “decantate” dai perbenisti. L’informazione: altro strumento assolutamente indispensabile per far conoscere cosa è il gioco, come lo si incontra, cosa può provocare anche di buono oltre che di “cattivo”, come ci si deve relazionare. La formazione: assolutamente indispensabile per chi il gioco lo propone. Devono esserci persone all’altezza della situazione: i gestori delle sale da gioco devono essere particolarmente “addestrati” a conoscere i propri clienti ed a valutare quando qualcuno di questi si sta “intrappolando” in qualcosa che va subito “stoppato” con le argomentazioni giuste.
Chi gestisce un esercizio ludico deve avere la sensabilità di non pensare solo al “cassetto”, ma anche alle persone che entrano nel proprio esercizio per divertirsi: quello è lo scopo delle sale da gioco. Quindi, gli strumenti per non identificare il mondo del gioco pubblico come un nemico ci sono, ma ci sono sempre stati. Solo che non si sono voluti mettere in pratica: nell’interesse di chi? Bella domanda, questa, alla quale è oltre modo difficile dare una risposta. Ma quello che è certo è che questo settore andrebbe guardato veramente dalla giusta angolazione, senza pregiudizi e senza falsi moralismi che oramai solo alquanto obsoleti e che non hanno portato a nulla di buono o costruttivo.